martedì 17 febbraio 2009

Addio a Veltroni



Ho cominciato questo blog, nell’ottobre del 2007, con un post sul partito democratico appena costituito, e quindi non posso fare a meno di commentare l’uscita di Walter Veltroni. Alle primarie di Prodi c’ero, ho votato alle primarie del Pd.
Leggo su Repubblica.it un commento di M. Giannini che si conclude così, riferito alle sorti del partito democratico e alla possibilità di ridivisione del Pd tra Ds e Margherita:

“Sarebbe un dramma, non solo per i destini del centrosinistra ma per il futuro del bipolarismo italiano.”

Questo giornale raramente fa autocritica. Perché non riconoscere che il progetto del bipolarismo, e quello congiunto del riformismo, da ottenere a tutti i costi, sacrificando la sinistra massimalista, o radicale, in quanto ad essa deve appunto sostituirsi la sinistra riformista, è per ora fallito con la vittoria di Berlusconi? Che era calato dall’alto? Che non rispecchiava il Paese e non ne tutelava le fasce più deboli rispetto ad una crisi economica planetaria incipiente? Aspettiamo che i contrasti sociali si sanino con il lungo periodo delle riforme quando c’è bisogno d’interventi mirati e urgenti, come sta facendo Obama?
Si sono messi ostacoli all’allargamento della base democratica del nuovo partito, attenti a riproporre le gerarchia preesistenti nei vecchi partiti, si è guardato con sospetto alla società civile, si è contrapposto alle masse le elites intellettuali e di partito. Il change come al solito era solo un’idea.

3 commenti:

p p ha detto...

Cara Dorrit,
certo le dimissioni di Veltroni hanno gettato nel caos il PD e non si sa quale sarà il futuro prossimo di questo partito. Però Veltroni ha preso la decisione giusta; dopo l'ennesima batosta presa in Sardegna, ha pensato che forse il cambio, con qualche altra persona, sarebbe stato un bene per la sua coalizione. Lui stesso ha detto:"Basta farsi del male". Il perchè il PD non è riuscito a contrastare l'avanzata delle forze del centrodestra, forse sta proprio all'interno dello stesso partito, che non ha trovato nei suoi portavoce una forte coesione da opporre al dilagare dell'altra, la faccia tosta dei suoi rappresentanti, sempre pronti a rimangiarsi quello che avevano già detto, ad accusare continuamente di essere stati offesi, e via dicendo. Sono stati troppo teneri, specie all'inizio ed hanno perso rapidamente terreno. Speriamo che con questa nuova svolta si rendano conto degli errori commessi e possano recuperare.
p p

piccola dorrit ha detto...

Caro p.p.
descrivi molto bene l’aspetto non certo secondario, anzi c’è chi considera che il problema sia proprio qui, dei rapporti interni tra le diverse componenti del partito democratico che ne hanno determinato un rapido logoramento, una vecchiezza clamorosa rispetto al suo concepimento - ma che è spiegabile con i vecchi semi scelti per farlo germogliare-.
Altrettanto importante è l’altro aspetto da te messo in rilievo: i rapporti con chi sta al governo e come condurre l’opposizione; circa quest’ultima, molti di noi, che siamo stati elettori del partito democratico, e in questo senso mi sembra si sia condensata la maggior parte delle critiche che sono piovute sul partito dopo le dimissioni di Veltroni, la ritengono per lo meno inadeguata e spesso la sua inconsistenza inaccettabile.
Da qui torno al mio discorso, se sia questa la stagione delle grandi riforme, che non possono non implicare un certo accordo anche con l’altra parte, o non si debba puntare ad una visione più realistica e pragmatica e cercare di ottenere degli obbiettivi che tutelino i cittadini di fronte alla crisi planetaria, che i politici italiani, come casta privilegiata, persa nei suoi giochi di potere, forse non riescono nemmeno a percepire, e così “dal basso” provare a cambiare lo stato delle cose. Per esempio, provare a contraddire quel trend così iniquo per cui nel nostro Paese da tempo i ricchi divengono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri: riuscire a farlo in tempo di crisi economica sarebbe già una rivoluzione!

p p ha detto...

Cara Dorrit,
ti ringrazio per l'esauriente risposta che mi hai scritto. Anch'io mi domando se sia questo il momento giusto d'affrontare grandi riforme e, se non sarebbe meglio che il governo rivolgesse la propria attenzione a certi altri problemi, forse meno grandiosi delle "riforme" di cui parla continuamente, per dedicarsi a sanare, almeno in parte, gli squilibri che esistono tra le diverse classi sociali e che tanto malcontento e malessere stanno cagionando al popolo.
p p

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