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lunedì 2 luglio 2012

Europei: tifare Italia ci ha fatto bene


 Anche con la finale amara è stato bello lo stesso. Questa nazionale ha saputo radunarci nelle piazze e nelle case a tifare Italia e gliene restiamo grati… e per quanto di bello abbiamo visto e ci ha fatto sperare gliene restiamo grati.
Per il resto ritorno ad un mio vecchio post, relativo ai mondiali, dove scrissi “campioni di un attimo”. Perché una partita di calcio è sempre un’attimo’, cioè un episodio. E non è vero che la Spagna è più forte ma lo è stata ieri sera, quando invece noi “non c’eravamo più… non cantavamo più…”: al primo incontro infatti avevamo pareggiato; gli spagnoli sono arrivati alla finale non per loro manifesta superiorità in quanto nello scontro con il Portogallo sono stati aiutati dalla sorte; il nostro non essere in grado di sostenere la partita per le cattive condizioni fisiche di diversi giocatori, tanto da restare in dieci uomini, è stato evidente.

E se qualcuno ha voglia di criticare questo paese proprio per i tifo e la commozione che la nazionale di calcio ha saputo suscitare che se ne vada allora a quel paese.

venerdì 29 giugno 2012

Europei, la finale più giusta: Italia-Portogallo

Ma la Spagna resta favorita, come lo era la Germania, bene così.
Perché Italia e Portogallo hanno mostrato diverse doti in comune e mentre la prima non è stata avversata dalla sorte, la seconda sì. E Buffon ha avuto una parte di ragione ad arrabbiarsi con la scusante d’essere a sangue caldo a fine partita e sotto l’estremo attacco tedesco con lo spettro di finire come i lusitani… ma ieri sera non c’erano spettri o malasorte che potessero, nell’arco dei novanta minuti, contrastare la nostra meritata vittoria.
Squadre in certo qual modo simili, dicevamo, Italia e Portogallo, in quanto cresciute durante il torneo e con individualità capaci di fare la differenza. All’opposto, Spagna e Germania, squadre forti soprattutto per tecniche di gioco, schieramento e geometrie talmente collaudate da renderle poco duttili, giganti dai piedi d’argilla. Dall'altra parte Italia e Portogallo che hanno saputo nel corso delle partite mostrare di cambiare strategia a secondo dell’avversario: non adattarsi all’avversario, beninteso, non dovevamo “fermare Zidane”, ma abbiamo dato la dimostrazione di quanto la 'strategia della partita’ permetta di conquistare il campo e di far prevalere il proprio gioco di squadra cioè di battere l’avversario sul suo stesso terreno.
Con l’aggiunta, naturalmente di maggior estro e creatività.  
Sta a noi a noi meditare su quanto del buono fin qui visto sul campo di calcio possiamo applicare al Paese in difficoltà.

lunedì 11 giugno 2012

Gli europei dei giornalisti

I dopo-partita  degli europei andrebbero spostati… a un dopo indefinito: forse invece di ciarlare nelle ‘notti europee’ farebbero meglio i nostri giornalisti  ad andare a dormire. Bella partita con la Spagna  e che ci tocca sentire dai nostri? che “Cassano e Balotelli non possono giocare insieme” e non è una battuta uno scherzo autoironia (quest’ultima probabilmente non sanno nemmeno che cos’è). No, l’hanno detto sul serio, i seminatori di zizzania, i ‘lucidi e geniali’ giornalisti, pronti a rispolverare logori tormentoni per ravvivare le loro partitelle verbali. Ma zitti zitti… facciamo finta di non aver sentito, speriamo che questa volta non attecchisca.

mercoledì 18 giugno 2008

L'Italia che cresce



Eh sì, l’Italia che cresce è quella del pallone. Ricapitoliamo: a Berna la poca sostanza della nazionale scesa in campo si era presto squagliata come un cioccolatino. A Zurigo abbiamo ritrovato il cuore e l’orgoglio. Con i rivali francesi finalmente abbiamo visto la squadra. Manca solo di migliorare il gioco, perfezionare la difesa e rendere più efficace l’attacco.
Nel clima più sollevato ed euforico dell’accesso ai quarti perché non mettere giù qualche metafora tra il Calcio e il Paese? Cuore, orgoglio e gioco di squadra evidentemente difettano oggi in quello che fu il Bel Paese. Siamo passati dal rigore a oltranza del governo Prodi, che aveva come scopo assoluto il risanamento dei conti pubblici – dov’era il cuore? quando di fatto i lavoratori dipendenti poveri sono diventati sempre più poveri? - alle priorità di sicurezza - ma dov’è il pericolo? - e leggi sulla giustizia che non sfuggono al dubbio di essere ancora ad personam : dov’è il gioco di squadra?
Nell’avventura europea la nazionale italiana ha intrapreso un percorso che porta all’identità e alla cooperazione: la squadra. Possiamo imparare dal Calcio.

venerdì 13 giugno 2008

Cassano come quasi Baggio


Cassano, come, quasi, Baggio.
Veramente Toni, il centravanti, l’ariete, un gol lo aveva segnato ed ha giocato molto meglio della prima partita. Ma Cassano quando finalmente è entrato in campo ci ha incantato e fatto sperare.
Abbiamo ritrovato il cuore, l’orgoglio – con Panucci – ma la squadra ancora non c’è. Forse non farà in tempo per questo europeo. Forse Donadoni doveva ripartire da Lippi. Così i reparti funzionano a tratti e alcuni uomini sembrano non abituati a dialogare tra loro. Mettici pure la sfortuna.
La partita è stata bella. Ci piace l’idea che il calcio sia l’occasione per fare incontrare i popoli, in una sfida sportiva, e divertirsi insieme. Ci portiamo a casa la mano e il piede alzati di Buffon a parare il rigore, ma anche lo sguardo sofferto di Mutu.

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