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sabato 5 dicembre 2009

Dal web alla piazza ( No B day)

E’ accaduto. Dalla videoscrittura alla rete, alla piazza. Lasciando da parte giochi e vite virtuali, senza bisogno di passare attraverso la stampante come necessita alle immagini, concretamente e semplicemente le persone si sono date appuntamento e incontrate: un momento, non tu ed io, non tipo Meg Ryan e Tom Hanks, ma una massa, un’intera manifestazione di piazza.
E’ accaduto perché c’è nel web la gente vera che si è riconosciuta ed è riuscita ad organizzarsi meglio che i partiti. E non ci sono entrati per nulla i grandi giornali on line e nemmeno i blog dei famosi. Proprio la gente comune. Quella, appunto, della piazza.

mercoledì 15 luglio 2009

La piazza e il partito: la candidatura di Beppe Grillo nel Pd


Forse solo una provocazione ma nell’insieme, con le reazioni suscitate, prende il sapore dell’apologo, che so la favola dei grillini e dei vecchi elefanti.
C’è il vecchio partito, pardon il nuovo partito, nato in conclusione dalla mera riunione di ds e margherita, con le sue vecchie cariatidi e telamoni ma anche con il suo saldo apparato organizzativo che però nelle ultime vicende elettorali ha saputo solo imboccare la via della perdita costante di voti. Grillo rappresenta la piazza come è già stato a Piazza Navona, quella piazza temuta e mai amata, diversa da quella orchestrata nell’ultima veltroniana manifestazione al Circo Massimo: questa è spontanea, irrequieta, perciò disorganizzata, ma non è vero che non sappia ciò che vuole. E’ una piazza moderna, responsabile, informata e consapevole. Su questo contrasto, proprio tra Grillo e il Pd, tra la piazza e il partito, forse si sta giocando una partita importante per il futuro e la democrazia del nostro Paese. Come non pensare che se accordo ci fosse si potrebbe raccogliere una marea di voti da sommergere anche il più amato dagli italiani? E che questa prospettiva non solletica affatto cariatidi e telamoni che hanno più a cuore il loro proprio futuro?
La piazza ha una programma concreto in quattro o cinque punti: se ne potrebbe discutere, e aggiungerne qualche altro. Il partito si definisce riformista ma poi programmi concreti i suoi candidati attuali non riescono a sfornarne e pensano soprattutto alle alleanze in Italia e in Europa, queste sì per loro sono cose fondamentali. Perché il loro riformismo prevede riforme da attuarsi chissà quando e i benefici derivanti ancor dopo.
Dicono che nel Pd manchi un Obama: appunto l’Obama di oggi mostra di saper coniugare idee ed ideali con provvedimenti concreti e adatti per il momento di crisi ma è una lezione che cariatidi e telamoni non sanno apprendere. Ecco perché hanno bisogno della piazza, che ricordi loro le esigenze concrete, attuali e perciò vivissime del Paese.

domenica 13 luglio 2008

Piazza Navona




Chi teme la piazza. Le élites – le oligarchie – temono e in fondo disprezzano le piazze. Dove si affolla la gente, sconosciuta, spesso volgare.
Dalle colonne di un giornale sostanzialmente oligarchico, Ezio Mauro da un lato riconosceva il merito dei cittadini, appunto, “sconosciuti" (però!) che “hanno voluto riconnettersi al discorso pubblico in un momento delicato”, dall’altro stigmatizzava l’esito appunto volgare della manifestazione impressale da chi la conduceva dal palco. Il borghese attuale evidentemente continua ad essere afflitto dal complesso della volgarità. Nel mondo oligarchico borghese, del resto, essere sconosciuti è un po’ come il peccato originale e nelle oligarchie borghesi tutti sono noti tra loro, o attraverso loro amici. Il cittadino sconosciuto è come tale, oserei dire, quasi certamente inferiore. Perché se avesse meriti sarebbe diventato noto per essi. L’élite borghese, infatti, ancora si nutre dell’idea di progresso e che, a conti fatti, questo non possa che essere il migliore dei mondi possibili - in particolare che questo mondo capitalistico sia il migliore dei mondi possibili -. Corollario di questa visione del mondo è che i migliori non possono che emergere e … confluire nelle élites, naturalmente! In genere gli oligarchi, per l’appunto, non fanno che parlare di percorsi d’eccellenza che selezionino i migliori.
Così tutto ciò che viene dall’iniziativa, l’intuizione, della gente, dello spirito popolare, è perciò guardato con sospetto e criticato dagli oligarchi, anche perché sfugge al loro controllo.
Peccato che i grembiulini dei girotondini si siano sporcati nel cadere “tutti giù per terra” come, per la verità, comanda la filastrocca. Altro che sfacelo di Piazza Navona. Altro chè.

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