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martedì 20 settembre 2011

Il paese vecchio e malato insieme al suo premier



Putin ha detto che le critiche al premier vengono dagli invidiosi. Invece è vero che un processo d’identificazione e d’invidia negli italiani è tra le cose che l’hanno fatto eleggere e lo tengono ancora al suo posto.

Non sarà un caso che questo è un paese di vecchi.

Così l’idea delle donne e del sesso dilagante attraverso i media e le indagini delle procure non solo è vecchia ma dei vecchi malati di giovanilismo e non è cosa da poco ma strutturante.

Così quella parte del paese ancora giovane - anagraficamente e nello spirito - che vorrebbe crescere, uscire dalla crisi e competere nel mondo attuale si trova continuamente e grottescamente sospinta verso l’ancestralità.

lunedì 29 agosto 2011

La merlettaia: quando le donne cucivano

Quando ero figlia della Marshalsea ho molto cucito.
Oggi le donne dei paesi più industrializzati hanno quasi dimenticato questo antichissimo lavoro femminile, anche nelle sue applicazioni più semplici, come attaccare un bottone, imbastire e fare un orlo. Per non parlare di punti un po’ più complessi e del ricamo, che un “orlo a giorno” è qualcosa di mitico e del tempo delle favole.
Le favole appunto e la più antica è quella di Penelope che filava la tela di giorno e la disfaceva di notte, tenendo così a bada i Proci, simbolo perciò del ruolo centrale nell’economia primitiva della produzione dei tessuti, affidata principalmente alle donne. Non è un caso che sia un filo l’arma decisiva che una donna, Arianna, offre a Teseo  nell’impresa contro il Minotauro.
 L’importanza della produzione tessile artigiana è stata ribadita nella storia recente dalla resistenza indiana contro l’occupazione inglese, la potenza internazionale che era cresciuta molto anche sull’industria tessile, che Gandhi ebbe l’intelligenza di basare proprio sulla lavorazione individuale ai piccoli telai quale riaffermazione dell’identità nazionale e dell’indipendenza economica.
Ancora nel Settecento, a Chioggia, cronista Carlo Goldoni, dal ricamo delle donne, che scendono in strada a lavorare e ad imbastire le baruffe,  si srotola il filo della vita popolare colta nella sua maggiore vitalità.
Il lavoro del cucito, potremmo dire questa forma di cultura popolare, si è poi sempre più ridotto a lavoro umile o di nicchia finchè l’industria tessile per  prima, i ritmi della vita moderna e i nuovi ruoli per la figura femminile lo danno ormai in estinzione. Nel film di Claude Goretta del 1977  “La merlettaia” è in realtà una parrucchiera, ma il titolo vuole appunto simboleggiare l’umiltà sociale e il ruolo di perdente.
In generale di fronte all’estinguersi di qualche specie vivente, specie se provocato dai cambiamenti prodotti in natura dall’uomo, con lacrime di coccodrillo ci dispiacciamo e invochiamo l’importanza e  fonte di ricchezza insite nella biodiversità. Il cucito femminile sta sparendo silenziosamente e con esso quanto di mitico, simbolico e di culturale vi era associato. Forse stiamo perdendo qualcosa di prezioso e che è stato strutturante nella produzione della civiltà.

giovedì 6 gennaio 2011

Befana: la festa de noantre

Oggi veline, modelle e bellone qualunque potete andare voi a riporve: è la festa de noantre, delle befane.
Quelle che ironicamente sono “più belle che intelligenti”, che se ne fregano del digiuno per restare snelle e c’hanno le scarpe rotte e le borse scucite.
Veniam di notte perché tutto il giorno fatichiamo e la notte siamo insonni per la stanchezza e i pensieri, noi che i sacrifici li facciamo da sempre, anche senza contratto sindacale.
Siamo noi che teniamo il mondo, vecchie e pur giovani: eterna forza femminile, che rigoverna il camino quando tutti sono andati a dormire, e rattoppa il mondo.

sabato 6 febbraio 2010

La libertà delle donne

Un altro romanzo, dopo i tre pubblicati a formare la trilogia del Millennium, e forse un quarto lasciato inedito, si va componendo questa volta nelle pagine di cronaca, ma sempre nei medesimi luoghi di Stoccolma. Hanno cominciato i suoi colleghi giornalisti a dire che Stieg Larsson non sapeva scrivere, che i suoi articoli andavano riveduti e corretti e a buttare là l’ipotesi che il Millennium sia per lo meno una fatica a quattro mani, le altre due essendo quelle della sua compagna Eva Gabrielsson. Il caso però è reso più complicato da un rilevante aspetto economico sociale: Stieg è scomparso improvvisamente prima del successo di pubblico della trilogia e siccome non era sposato, pur dopo una convivenza di oltre trent’anni con Eva per la legge svedese – in questo uguale come da noi - ad ereditare, compresi i diritti sull’opera, sono stati soltanto il padre e il fratello. Ci sono gli avvocati delle due parti che stanno lavorando ad un accordo di compromesso.Non ho ancora letto Uomini che odiano le donne e i due romanzi successivi ma l’ulteriore vicenda umana raccontata dai giornali mi ha fatto pensare a Film blu di Kieslowski.
Anche il regista polacco ha composto una trilogia che, ispirata ai valori dichiarati dalla rivoluzione francese, richiama nei titoli il tricolore: il blu per la libertà, il bianco per l’uguaglianza e il rosso per la fratellanza. In Film blu, dunque dedicato alla libertà, la storia esemplare è quella di una donna che avendo perso in un incidente, che l’ha vista unica superstite, il marito e la figlia, non riesce inizialmente a reagire e a tornare alla vita.
Eva Gabrielsson racconta in un’intervista che alla morte improvvisa del compagno - non hanno avuto figli – ha attraversato uno stato di grande abbattimento: non riuscivo a mangiare e, per dormire almeno qualche ora, mi sdraiavo per terra. Come un animale. Gli amici non se la sentivano di lasciarmi mai sola. Ci sono voluti 12 mesi per riprendermi.
Di Julie/Juliette Binoche andiamo lentamente scoprendo nel film che dietro il marito, affermato compositore, c’era in realtà la sua creatività. Così una parte di lei le era sembrato andarsene con lui, e ciò può essere all’origine del suo annientamento profondo. Il suo percorso di rinascita passa perciò attraverso il palesare e far accettare prima di tutto a se stessa e quindi al mondo questa verità nascosta; passa in ultima analisi attraverso la conquista della libertà, di disporre in prima persona del proprio valore!
La compagna di Stieg Larsson ammette di averlo aiutato in diversi modi, ma nega che non sia lui l’autore dei romanzi. E’ architetto e dice in particolare: Il mio apporto maggiore è stato dargli il mio studio sullo sviluppo urbanistico di Stoccolma (mi aveva impegnata per più di un anno). “Posso averlo per il mio libro?”. “Certo, è finito”: così Stieg l’ha incorporato in varie parti della trilogia. Ho collaborato anche ad altre ricerche sulla politica, sui gruppi neonazisti, però il grosso delle informazioni l’avevamo raccolto durante tutta la vita.
Ho chiesto ad un’amica che ha letto la trilogia, e tempo fa me l’aveva consigliata, cosa ne pensasse: Si sente una mano femminile? Mi ha risposto di sì, che l’argomento della violenza sulle donne che infine trova la giusta vendetta le sembra sia proprio dalla parte delle donne. E’ proprio con questa motivazione che la Gabrielsson ha ricevuto l’anno scorso a Madrid un premio a Stieg Larsson, assegnatogli dal Consiglio superiore del potere giudiziario, il Csm spagnolo, per il suo importante impegno contro la violenza verso le donne.
Quanto Eva ha in realtà collaborato alla trilogia ed è oggi doppiamente beffata dalla legge che le nega ogni diritto sull’opera? Ancora una volta sono le donne a subire maggiormente le conseguenze negative delle convivenze di fatto.
Ci sono state molte donne nella storia del mondo che sono state personalità creatrici che però hanno dovuto restare dietro agli uomini, consigliere e collaboratrici nell’ombra, perchè la società, i costumi e la morale ne hanno limitato la libertà d’espressione.

martedì 13 ottobre 2009

Le donne protestano ma gli uomini...

Da una parte ci sono le donne che dopo l’incidente televisivo a Porta a Porta tra Rosy Bindi e il Premier hanno deciso di protestare rinfiammando un femminismo che sembrava in cenere di fronte al velinismo imperante.
Da un’altra ci sono i giornali e i giornalisti e lo scontro verbale si fa sempre più duro. E’ innegabile che la linea del Corriere della Sera sia ultimamente molto vicina al governo. Ricordiamo invece tempi in cui i due grandi giornali del Nord, La Stampa e Il Corriere, dettero entrambi prova di pensiero indipendente come nel caso della guerra contro l’Iraq del 2003, mostrando apertamente il loro dissenso verso la nostra partecipazione e facendo così infuriare il Presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi: allora Ferruccio De Bortoli lasciò il Corriere. Adesso è tornato a guidarlo. Per carità, ognuno sa i fatti propri, ma la linea di un grande giornale che deve fare informazione e fa opinione ci riguarda tutti. C’era già stato il caso di Bruno Vespa, che è oggi un fedelissimo perché ai suoi tempi era stato congedato dalla rai democristiana. Insomma rancori e rivalse personali - "quand'ero in difficoltà i colleghi... nessuno mi ha difeso"- sembrano essere alla base del comportamento di personaggi di rilievo del mondo dell’informazione, i più noti, quelli che emergono dal mondo mediatico, ma nell’ombra chissà quanti si regolano così, in questo Paese che sembra aver smarrito il senso della cosa pubblica.
Così se oggi le donne protestano gli uomini tacciono e chinano il capo. Stranamente, in questo momento sono proprio gli uomini a mostrare di avere una visione molto più personale e privata della politica e della storia, opposta a quella del personale è politico degli anni Settanta; in altre parole, sembra proprio che per loro il politico è personale.
Dobbiamo contrastare questa personalizzazione. A fare la sostanza della cosa pubblica negli Stati moderni è la democrazia. Non ci si può perciò limitare alla polemica tra giornalisti, anche se alla base di questa ci sono questioni fondamentalissime come la libertà di stampa, il diritto d'informazione e di critica, non può di certo essere questione di storie personali, ancor più non è un affare che si può dire: ci penso io: è cosa che deve riguardarci tutti come cittadini.
Corre quest’anno il centenario della nascita di Norberto Bobbio. Ripensando ai disastri del Novecento, alle dittature che l’hanno caratterizzato, Bobbio commentava che su queste infine ha sempre avuto la meglio la democrazia.
Cioè, la ragione.

venerdì 6 giugno 2008

Le donne a cinquant'anni



C’è un sondaggio che indicherebbe una rifiorita attività sessuale delle donne a cinquant’anni, disposte in quest’età come non prima a nuove relazioni e al tradimento.
Possibile mai? E va be’ che si mostri incredulo il maschio, dominante sì, ma da molti lustri in crisi d’dentità. Ci si mette pure la sessuologa, che tira fuori dagli scaffali, già polverosi della sua libreria - perchè tra gli scienziati ci sono pure quelli che non hanno difficoltà a concedere alla donna, e forse anche a qualche altro mammifero superiore, una certa indipendenza dal calo ormonale - la legge ormonale e i sondaggi quelli “scientifici”. Alla donna, come agli animali, la scienza maschile-maschilista ha avuto la tendenza ad applicare un meccanicismo perfetto – entrambi difettando di anima ed intelligenza - : sono macchine, la loro vita sessuale essendo completamente regolata dagli ormoni. Quando con la menopausa, a cinquant’anni circa per l’appunto, le ovaie rinsecchiscono, allora addio agli ormoni che esse producono e addio alla femmina che c’è in noi. Pare che la secchezza della vagina diventi un ostacolo insormontabile.
E il sondaggio allora? Una variante dell’isteria: le donne che non sono più donne immaginano, s’inventano, proiettano il loro desiderio: come al solito confondono la realtà con la fantasia.
Ah! Ah! Ah!
Questo evento della biologia femminile ci dice semplicemente che oggi la vita media si è molto allungata, e alle donne è concesso di vivere molto di più della loro età fertile. I cambiamenti fisici che vi si accompagnano, specie quelli esteriori, come i capelli che imbiancano e si diradano, e che del resto compaiono anche nell’uomo, ci raccontano, però, una storia diversa circa l’attività sessuale: sembra proprio che con essi la natura abbia voluto segnalare il tempo che passa ai partners, maschi e femmine, per non far loro perder tempo in accoppiamenti improduttivi. Una vittima illustre: Napoleone Bonaparte, irretito da una splendida cinquantenne, Giuseppina, ormai evidentemente in menopausa ed incapace di dargli un erede.
Probabilmente la donna in menopausa, esonerata dalla natura dal grave fardello di essere madre, si predispone a vivere una sessualità, invece che negata, più libera e spensierata.

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