
Ho cominciato questo blog, nell’ottobre del 2007, con un post sul partito democratico appena costituito, e quindi non posso fare a meno di commentare l’uscita di Walter Veltroni. Alle primarie di Prodi c’ero, ho votato alle primarie del Pd.
Leggo su Repubblica.it un commento di M. Giannini che si conclude così, riferito alle sorti del partito democratico e alla possibilità di ridivisione del Pd tra Ds e Margherita:
“Sarebbe un dramma, non solo per i destini del centrosinistra ma per il futuro del bipolarismo italiano.”
Questo giornale raramente fa autocritica. Perché non riconoscere che il progetto del bipolarismo, e quello congiunto del riformismo, da ottenere a tutti i costi, sacrificando la sinistra massimalista, o radicale, in quanto ad essa deve appunto sostituirsi la sinistra riformista, è per ora fallito con la vittoria di Berlusconi? Che era calato dall’alto? Che non rispecchiava il Paese e non ne tutelava le fasce più deboli rispetto ad una crisi economica planetaria incipiente? Aspettiamo che i contrasti sociali si sanino con il lungo periodo delle riforme quando c’è bisogno d’interventi mirati e urgenti, come sta facendo Obama?
Si sono messi ostacoli all’allargamento della base democratica del nuovo partito, attenti a riproporre le gerarchia preesistenti nei vecchi partiti, si è guardato con sospetto alla società civile, si è contrapposto alle masse le elites intellettuali e di partito. Il change come al solito era solo un’idea.





