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giovedì 24 gennaio 2008

La crisi del governo Prodi




Tra le diverse analisi che si possono fare dei motivi che hanno portato alla crisi del governo Prodi c’è n’è una che riguarda il modificarsi degli equilibri politici, o meglio la redistribuzione delle forze politiche, in seguito alla formazione del Partito Democratico. Oggi il governo Prodi è di molto più a sinistra del Pd: fanno parte della coalizione che lo sostiene, oltre alla cosiddetta sinistra radicale, Prc, Comunisti Italiani e Verdi, anche la componente dei Democratici di Sinistra, gli ex Ds, che non sono confluiti nel Pd, di cui fa parte il ministro Mussi. Si può pensare, dunque, che il blocco sì democratico e riformista ma sostanzialmente moderato che sostiene il Pd abbia scelto di accelerare verso Veltroni, il quale da parte sua ha appena affermato che “andrà al voto da solo”.
L’incombente crisi economica planetaria, dovuta al rischio di recessione dell’economia leader, quella americana, più che un deterrente verso la crisi potrebbe essere addirittura un cofattore. Perché i sior Pantalon dell’illuminata borghesia italiana pensano già a stringere ancor più i cordoni della borsa. Mentre Prodi e Padoa Schioppa ora che i conti sono migliorati vorrebbero mantener fede alle promesse e redistribuire il tesoretto ai più poveri, che altrimenti sempre più poveri diverranno.

domenica 9 dicembre 2007

Un altro momento di crisi nel Paese


Un altro momento di crisi nel Paese. Sono i fatti che avanzano, l’andare delle cose cui i politici non sanno star dietro, figuriamoci prevederli o prevenirli. Altri squillanti aumenti dei prezzi ormai ovunque, ubiquitari. I piccoli aumenti di stipendio che qualche categoria cominciava a considerare, sono già risucchiati. Questa volta non c’è nemmeno una causa precisa di cui i furbi si siano approfittati, come il caso dell’euro, un giochetto tutto italiano, nel passaggio da una moneta all’altra, voilà tutto costò il doppio. Gli stipendi no, non godettero di questa, chiamiamola, svista. Per la quale una parte degli italiani si ritrovò dal punto di vista dei suoi averi, della sostanza cioè, raddoppiata, e l’altra dimezzata. C’era chi diventava sempre più ricco e chi sempre più povero, mentre i conti pubblici andavano a picco.
Il nuovo governo ha puntato al risanamento delle casse dello Stato chiedendo sacrifici a tutti, ma i poveri, se non si applicano le giuste proporzioni nelle richieste, è un paradosso che non si riesce a correggere, pagheranno in proporzione sempre più dei ricchi, condizione aggravata dal fatto che una parte del Paese è evasore fiscale. Quindi, con il risanamento i poveri hanno continuato ad essere sempre poveri e qualche volta anche più poveri. Da dimezzati corrono il rischio quando finalmente i conti siano “risanati”, quando "saremo a cavallo", di ritrovarsi senza più sostanza, cavalieri inesistenti noi, altro che i nostri antenati. Lo strumento principale per il risanamento adottato dal governo, triumviri in carica all’uopo Prodi, Padoa Schioppa e Visco, è stato, con significativa creatività, l’aumento delle tasse, che alla fine ci ha raggiunto tutti, tranne proprio i poverissimi. Probabilmente non sanno far altro. Pare che le entrate siano state buone, ma oggi, ai primi di dicembre, risulta che i conti pubblici non sono migliorati granchè, non si riesce a controllare l’aumento dei prezzi, le misure di liberalizzazione limitate e inefficaci. Forse già da tempo si sarebbe dovuto pensare anche ad altri interventi e agire con più efficacia. Le cose fatte tanto per far vedere si dimostra che non servono a nulla, come nel corpo umano, quando si prende una medicina, quello che conta sono le dosi. Anche se la maggioranza al Senato è quella che è, governare vuol dire anche avere coraggio e affrontare i problemi per cercare di risolverli. Perché l’equità non sia solo un’astrazione e il Buon Governo sia lo stesso ideale della nostra gloriosa civiltà comunale, quello dell’affresco del Lorenzetti.

giovedì 29 novembre 2007

Paisà. I conti che non tornano in tasca agli italiani.


“ Basta che ce sta o sole, basta che ce sta o mare…”: una volta, forse, quando tutti eravamo più poveri, i poveri erano la maggioranza, il cielo e il mare senz’altro meno inquinati. Oggi i ricchi sono tanti e diventano sempre più ricchi, e i poveri, ahinoi, ridotti qualche volta a minoranza ma che, non tutelata, diventa sempre più povera, e quindi senza sbocco, in un paesaggio urbano di periferia e, nelle campagne, in antichi borghi divenuti una periferia omologata.
Certo il villaggio globale, ma da noi è in atto ormai da circa trent’anni, da Tangentopoli in poi, un processo in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non c’è governo che riesca ad invertire questo trend così iniquo. Anche il governo di sinistra che vuole risanare pensa prima alle casse dello Stato, che in verità in questo ha seguito le sorti dei suoi cittadini più poveri, e prende delle misure che, per le condizioni fiscali diciamo così particolari del nostro Paese, finiscono per gravare sempre sulle stesse groppe, e non c’è mai, proprio mai, margine per una più equa redistribuzione del reddito.
I “bonus” che la sinistra cosiddetta radicale vorrebbe strappare all’intransigente tesoriere Padoa Schioppa, questi tesoretti, misure di cento euro ai più bisognosi, servono solo a far la finta, come un aroma d’equità, al posto della sostanza, come quando c’erano il surrogato del caffè e del cioccolato, al posto di quelli veri. Ancor peggio le elargizioni a pioggia, tipo “Leviamo a tutti l’Ici sulla prima casa.”, dove l’equità è quella fasulla perché senza proporzione, in quanto sgravando allo stesso modo ricchi e poveri si finisce per favorire in proporzione i ricchi. Anche per i ricchi occorre difendere il diritto alla casa?
Il nostro Paese è tra i primi in Europa per avere i lavoratori dipendenti con gli stipendi più…bassi. Il potere d’acquisto di questi stipendi è diminuito nel giro di cinque anni di 1900 euro. Sono gli ultimi dati e parlano con una chiarezza che non ha bisogno di commenti. Intanto si registra l’ultimissimo aumento dei prezzi dei generi alimentari. E se qualcuno dice che quanto si spende per mangiare è il minimo delle uscite, è chiaro che è ricco e comunque è un cretino. Anche l’esercizio di calcolare il risparmio dell'italiano medio, che “Il Sole 24 ore” ha attestato sui dodicimila euro nel conto corrente, questo basarsi su valori medi, non chiarisce lo stato reale delle cose quando gli estremi dei guadagni percepiti vanno dagli imprenditori che guadagnano al mese… , gli stipendi di grandi manager e dirigenti che guadagnano al mese…, i parlamentari…, ai pensionati con una pensione al di sotto dei seicento euro mensili.
Potremmo essere arrabbiati, indignati, disperati e infine indifferenti se non fosse per i nostri figli. In un paese dalle molte caste – inutile citare i dati per cui siamo ancora tra i primi in Europa per stagnazione sociale - è comunque difficile trovare il posto per chi provenga da famiglie normali, figuriamoci quando la crescita è in eclissi e notai, avvocati, professori universitari, medici, giornalisti ecc. ecc. ecc. hanno già sistemato anche i nipotini. E poi si discute sul merito nei talk show della politica in televisione.

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