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mercoledì 5 gennaio 2011

Il vuoto delle vacanze natalizie

Da Natale alla Befana, una lunga vacanza di coloro che attraverso i media, politici, giornalisti e intrattenitori, incombono sul nostro quotidiano. Coloro che per noi pensano, commentano e giudicano, si prendono tutti, a destra come a sinistra, trasversalmente come si suol dire, un meritato riposo e molto probabilmente confortevole e lussuoso. Pare che lì, nei posti soliti delle vacanze, poi, alla fine, si rincontrino tutti tra di loro e a noi gente comune giunge ogni tanto qualche eco del loro pensiero.
In questa solitudine in cui ad un tratto ci sorprendiamo, con solo film da vedere alla televisione, ci sentiamo un po’ come i bambini lasciati soli con i giocattoli, che ad un tratto si accorgono che i grandi sono andati di là, in un’altra stanza a farsi gli affari loro.

sabato 9 febbraio 2008

Breve riflessione tra Leoni e Agnelli



Come succede nei momenti di crisi, siamo troppo concentrati in noi stessi: la crisi dell’Italia, la crisi della politica, con i link correlati della casta, l’antipolitica e le diseguaglianze sociali.
Sul tutto aleggiando un nuovo atipico diluvio universale, quello della monnezza, che è piovuta a Napoli.
Quest’inclinazione è destinata a mantenersi ed a crescere, visto che dopo ventidue mesi di legislatura rieccoci in campagna elettorale, per la quale, al primissimo momento, le novità e le priorità si stanno concentrando, significativamente, sugli schieramenti, piuttosto che sulle idee e sulle aspirazioni.
Così il nostro sguardo sull’America, che regge le sorti del mondo, si è un po’ appannato, ravvivandosi da ultimo per l’avvenimento delle primarie.
In una conversazione ho ascoltato un giovane dire che l’America è così importante e decisiva per il mondo che tutti dovremmo partecipare alle sue elezioni. Ho pensato che in fondo siamo provincie dell’impero, che ad un certo punto Roma diede la cittadinanza alle provincie. E Roma è una metafora che piace agli americani: “ Roma brucia!”, dice nel college californiano il professore-Redford per scuotere il giovane che gli era apparso subito promettente, e che invece ha visto avviarsi sulla china della de-responsabilizzazione rispetto a quella dell’impegno.
L’ultima fatica cinematografica di Robert Redford, Leoni per Agnelli, si sviluppa lungo quattro interfaccia in sequenza parallela: nel college dove si confrontano professore e studente, sui valori, l’aspirazione e l’impegno; nello studio del senatore, dove la politica che decide è alle prese con la giornalista, cioè l’informazione; nella sede della rete televisiva dove la giornalista si confronta col suo capo, cioè la società che recepisce e si assume il compito di comunicare interroga se stessa nei suoi rapporti con la politica; il campo di guerra, cui arrivano gli ordini da eseguire, con la storia particolare del sacrificio di due volontari.
Anche l’America, dunque, è in crisi profonda: crisi politica, di giudizio, d’ispirazione ed aspirazioni. Ma l’America è un grande Paese, è stata la terra promessa, e se qualcosa, che sale dalla gente, si metterà in movimento, sarà un’onda lunga che ci coinvolgerà tutti.

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