Visualizzazione post con etichetta Unione Europea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Unione Europea. Mostra tutti i post

venerdì 9 dicembre 2011

La veglia dei politici a Bruxelles

A Bruxelles alla fine non sono andati a dormire per dirimere le questioni e trovare un accordo da mostrare al mondo. E alla fine l’immagine della notte spesa a lavorare ha fruttato quanto l’accordo trovato: accipicchia! ma allora questi politici europei quando vogliono lavorano, sanno impegnarsi e infine tengono ad un destino comune. Pare che i mercati e le borse abbiano bisogno anche di queste rassicurazioni.

martedì 22 novembre 2011

L'Italia all'Europa: siamo tornati!

Mario Monti è a Bruxelles per riprendere un cammino interrotto, quello del consolidamento dell'Unione Europa, non solo per i nostri problemi. Ciò che nel post precedente s'è detto per l'Italia, che una situazione di grave emergenza può essere motivo di superamento dei particolarismi vale, infatti, altrettanto per l'insieme degli stati europei, e quindi la crisi finanziaria attuale è per un verso l'occasione per il varo di quelle leggi e misure che da tempo il progetto di unificazione prevedeva e, in particolare per la situazione contingente, di quelle  che mettano al sicuro la nostra moneta.
Siamo tornati con un premier competente che, oltrechè spiegare ciò che conta di fare per i nostri conti pubblici, potrà essere illuminante anche con Merkel e Sarkozy su cosa fare per l'Europa. E c'è un altro italiano, Mario Draghi, alla guida della Banca Centrale Europea. Eh sì siamo proprio tornati, noi che siamo stati tra i fondatori dell'UE, che storicamente abbiamo dato così tanto a questa civiltà da e nel corso di più di duemila anni e che oggi  restiamo terzi per economia.

sabato 10 settembre 2011

Italia e Europa nella crisi economica

Il rappresentante tedesco nella Bce si è dimesso, in sostanza, per protesta verso la decisione di comprare i titoli di stato dei paesi più fortemente indebitati, come Grecia e Italia,  il comportamento dei cui governanti non è stato adeguato. Dentro la coalizione di Angela Merkel già si sapeva che una componente era contraria a questa decisione,  ma emerge  ora, ancora più fortemente, che vi sono dei falchi che vorrebbero l’uscita della Germania dall’euro. Si prospetta perciò una grave crisi dell’unione europea  il cui perno sta  oggi nel rapporto tra paesi forti e deboli, trovandosi i primi nella necessità d’aiutare i secondi affinchè  il sistema dell’euro non crolli. In realtà anche i paesi forti, cioè ad economia più virtuosa, come  Germania e Francia con il deludente recente incontro hanno dimostrato di non saper progettare il futuro, di non aver avuto idee o ideali di più ampio respiro con cui cementare  attraverso e oltre l’euro l’unione europea.

Il nostro paese oltre ad essere fattore della crisi europea non può a sua volta non essere influenzato da essa poiché non si può alzare le spalle di fronte al fatto che la gestione economica dei conti pubblici, con un debito abnorme e l’inettitudine messa in campo nel produrre una congrua, ed equa, manovra finanziaria ci ha screditato e la crisi economica si alimenta del discredito.
Il governo sta asserragliato nel bunker del Parlamento, con una maggioranza esigua ma compatta, perché comprata, e votata a sopravvivere per la tutela del suo proprio interesse. Questo è lo spettacolo che diamo in Europa ma, poiché il destino nostro e dell’Europa  è ormai così strettamente intrecciato, il peso del ruolo negativo che vi stiamo svolgendo non potrà non farsi sentire dentro il paese.

mercoledì 28 aprile 2010

L’Europa deve ballare il sirtaki

Nonostante la grave crisi economica mondiale abbia la sua radice nella finanza speculativa per cui negli Stati Uniti Il Presidente Obama ha deciso d’affrontare il sistema bancario imponendogli una riforma, finanzieri e banchieri ancora fanno mostra di non comprendere bene qual è la posta in gioco.

L’agenzia di rating S&P, ossia la Standard and Poor’s Corporation, il cui indice di borsa in Italia è il S&P Mib, nel valutare la situazione finanziaria della Grecia è andata oltre i termini più bassi della scala di giudizio quali insufficiente o insolvente, e l’ha definita junk, spazzatura.
Senza alcuna considerazione per una nazione in crisi, per tutti quei cittadini greci che ne faranno le spese senza esserne gli artefici.

Leggo sul Corriere: “Per contrastare possibili speculazioni la Consob greca ha vietato per due mesi le vendite allo scoperto alla Borsa di Atene. La decisione fa seguito al declassamento deciso martedì dall'agenzia di rating S&P che ha tagliato il rating della Grecia a «junk» (spazzatura). La vendita allo scoperto è un'operazione finanziaria che consiste nella vendita, effettuata nei confronti di uno o più soggetti, di titoli non direttamente posseduti dal venditore.".
Nella debole economia greca la speculazione finanziaria ha fatto la sua parte.

Il problema di fondo è dunque quello tra gli stati nazione e il sistema delle banche, dove i primi non possiedono adeguati sistemi di controllo e tutela. Per questo l’Unione Europea non può non intervenire ad aiutare la Grecia.

... O sono gli stati europei a non aver capito?

Etichette