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sabato 25 ottobre 2008

La scuola


Ricordate il referendum sulla Costituzione? La risposta fu trasversale: ci sono cose in cui il Paese, in molti modi diviso, si ricompatta. Dentro quel referendum, c’era in particolare anche la risposta a quei cambiamenti che si voleva apportare alla scuola italiana. Ecco che oggi, dopo molti mesi di consenso, di sondaggi inebrianti, questo governo registra la sua prima difficoltà, un’opposizione forte che muove dalla gente, proprio sul terreno della scuola. Anche questa volta una risposta trasversale. Ebbene, al di là dei temi, propri del governo, della paura e della sicurezza, ma anche oltre le questioni prettamente economiche, con le contraddittorie affermazioni d’esaltazione del liberismo spinto di un passato recente e l’attuale delineazione di uno stato assistenzialista di banche e imprese, ma giammai delle famiglie e dei cittadini più in difficoltà, ebbene un dissenso, l’opposizione, non riusciva a trovare uno sbocco di protesta finchè non ci si è legati al tema della scuola - dove pure comunque la questione economica è fondamentale -.
Dunque nella scuola, nei valori che ad essa attribuiamo, noi italiani sappiamo alla fine riconoscerci come Paese, e questo non è poco. Dentro la scuola non c’è solo il valore del futuro per i giovani, ma evidentemente anche i valori civili, in ultimo la solidarietà e la fratellanza, senza cui alla fine una società si sgretola.

domenica 13 luglio 2008

Piazza Navona




Chi teme la piazza. Le élites – le oligarchie – temono e in fondo disprezzano le piazze. Dove si affolla la gente, sconosciuta, spesso volgare.
Dalle colonne di un giornale sostanzialmente oligarchico, Ezio Mauro da un lato riconosceva il merito dei cittadini, appunto, “sconosciuti" (però!) che “hanno voluto riconnettersi al discorso pubblico in un momento delicato”, dall’altro stigmatizzava l’esito appunto volgare della manifestazione impressale da chi la conduceva dal palco. Il borghese attuale evidentemente continua ad essere afflitto dal complesso della volgarità. Nel mondo oligarchico borghese, del resto, essere sconosciuti è un po’ come il peccato originale e nelle oligarchie borghesi tutti sono noti tra loro, o attraverso loro amici. Il cittadino sconosciuto è come tale, oserei dire, quasi certamente inferiore. Perché se avesse meriti sarebbe diventato noto per essi. L’élite borghese, infatti, ancora si nutre dell’idea di progresso e che, a conti fatti, questo non possa che essere il migliore dei mondi possibili - in particolare che questo mondo capitalistico sia il migliore dei mondi possibili -. Corollario di questa visione del mondo è che i migliori non possono che emergere e … confluire nelle élites, naturalmente! In genere gli oligarchi, per l’appunto, non fanno che parlare di percorsi d’eccellenza che selezionino i migliori.
Così tutto ciò che viene dall’iniziativa, l’intuizione, della gente, dello spirito popolare, è perciò guardato con sospetto e criticato dagli oligarchi, anche perché sfugge al loro controllo.
Peccato che i grembiulini dei girotondini si siano sporcati nel cadere “tutti giù per terra” come, per la verità, comanda la filastrocca. Altro che sfacelo di Piazza Navona. Altro chè.

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