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sabato 3 gennaio 2009

Enciclopedia del ricordare, John Lennon




Post già pubblicati sull’argomento: Di Barnaby Rudge e del ricordare; Appunti da…ricordare.

Possiamo provarci a costruire un’enciclopedia del ricordare attraverso le nostre esperienze e le nostre idee così come attraverso le fonti più varie: letteratura, saggi, canzoni, frasi dette etc.
Chi vuole può partecipare.
Ho pronte due voci da inserire nell’enciclopedia, che sono anche un omaggio a John Lennon.

John Lennon, In my Life.
I ricordi che strutturano la nostra esistenza.

There are places I’ll remember
All my life, though some have changed,
Some forever, not for better,
Some have gone and some remain.
All these places had their moments,
With lovers and friends I still can recall,
Some are dead and some are living,
In my life I’ve loved them all,
But of all these friend and lovers,
There is no one compares with you,
And these mem’ries lose their meaning
When I think of love as something new.
Though I know I’ll never lose affection
For people and thing that went before,
I know I’ll often stop and think about them,
In my life I’ll love you more.

(in “Rubber Soul”, 3 Dicembre 1965)

John ci fa un elenco semplice e nello stesso tempo completo dei ricordi che strutturano la nostra esistenza e che ormai vivono in noi a prescindere di come sono poi evoluti: luoghi, cose, amori e amici che possono essere cambiati e non sempre in meglio, essersene andati o rimasti, alcuni sono morti e altri viventi, ognuno con i loro momenti da ricordare.
- Nella mia vita li ho amati tutti – dice John. Si tratta dunque dei ricordi affettivi. Infatti più oltre riafferma che mai perderà per loro affetto, per la gente e le cose che ci furono prima e spesso si fermerà a pensare a loro. Questa riaffermazione è dovuta al fatto che a conclusione dell’elenco John dice che però tutti questi ricordi non possono essere comparati con un amore nuovo, che le memorie perdono di significato se lui pensa all’amore come qualcosa di nuovo. Questa frase è fondamentale: John non vuole sminuire i ricordi ma vuole sottendere, a mio avviso, che i ricordi non ci trattengono indietro, invece sono proprio la spinta, anzi ci danno la forza, per proiettarci nel futuro, ed essere capaci di dire ad una nuova persona: - nella mia vita amerò più te. -.


***


John Lennon, Strawberry Fields for ever.
I ricordi strutturanti acquisiscono un valore simbolico e astratto: Strawberry Fields diventa un luogo vuoto in cui di fatto nulla esiste, nothing is real, perchè rappresenta e nello stesso tempo dà riparo al vuoto e all’incertezza della nostra coscienza dibattuta.

Strawberry Fields forever, pubblicata il 17 febbraio 1967, ha un precedente in Nowhere Man, in "Rubber Soul", 1965:

He’s a real Nowhere Man
Sitting in his Nowhere Land
Making all his nowhere plans for nobody.
Doesn’t have a point of view,
Knows not where he’s going to,
Isn’t he a bit like you and me?
………………………………


E’ un vero uomo inesistente che siede nella sua terra inesistente a fare tutti i suoi progetti per nessuno, non ha un punto di vista e non sa dove sta andando, non è un po’ come te e me?


In Strawberry Fields John c’invita:

Let mi take you down,
Cos I’m going to Strawberry Field,
Nothing is real
And nothing to get hung about,
Strawberry Fields forever.
………………………………


Più che un luogo dell’immaginazione e dei sogni Strawberry Fields a me sembra il luogo dell’annientamento e del non senso, specie se collegato con Nowhere Man: consideriamo che per la mentalità e la lingua inglese ciò che è vero esiste e sono entrambi i concetti espressi dal vocabolo real: se a Strawberry Fields nothing is real, nulla è vero, allora nulla esiste - è un luogo che non c’è proprio come l’uomo inesistente è vero – cosa che è ribadita dalla frase seguente che dice che a Strawberry Fields non c’è niente per cui stare in attesa.
All’invito ad andare a Strawberry Fields si alterna l’introspezione:

…………………………………
Living is easy with eyes closed
Misunderstanding all you see.
It’s getting to be someone
……………………………..


E’ facile vivere con gli occhi chiusi non comprendendo quello che vedi. Sta diventando difficile essere qualcuno…
E poi:

……………………………………
Always, no sometimes, think it’s me,
But you know I know when it’s a dream.
I think a “No” I means a “Yes”
But it’s wrong
That is I think I disgrave.

………………………………………

Sempre, no a volte, penso sono io ma tu sai che io so quando e un sogno, penso un “no”, voglio dire un “sì”, ma è tutto sbagliato, cioè penso di non essere d’accordo.

Quando diventa difficile essere qualcuno e la nostra coscienza cade nell’incertezza c’è un luogo che può accoglierci, in cui riparare, questo luogo riposante perché non c’è nulla ha le sembianze, o semplicemente il nome, di un luogo della nostra infanzia.
Ma se per sperderci, annullarci – e poi ritrovarci! – abbiamo bisogno di un luogo dell’infanzia è perché lì si conserva il nostro nucleo originario, in qualche modo incontaminato da tutti gli accidenti ed imprevisti della vita dei quali nei nostri ricordi strutturati, ossia in ciò che di tali accidenti e imprevisti abbiamo ritenuto, riusciamo infine ad avere ragione.
Forse nasciamo come corde tese, vettori che puntano in una direzione e dobbiamo invece sottostare a tutte le deviazioni che la vita c’impone. Su Wikipedia alla voce John Lennon è riportata tra l’altro questa frase:

« La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato in altri progetti »
(John Lennon).

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