Ma la Spagna resta favorita, come lo era la Germania, bene
così.
Perché Italia e Portogallo hanno mostrato diverse doti in comune e mentre
la prima non è stata avversata dalla sorte, la seconda sì. E Buffon ha avuto
una parte di ragione ad arrabbiarsi con la scusante d’essere a sangue caldo a
fine partita e sotto l’estremo attacco tedesco con lo spettro di finire come i
lusitani… ma ieri sera non c’erano spettri o malasorte che potessero, nell’arco
dei novanta minuti, contrastare la nostra meritata vittoria.

Squadre in certo qual modo simili, dicevamo, Italia e
Portogallo, in quanto cresciute durante il torneo e con individualità capaci di
fare la differenza. All’opposto, Spagna e Germania, squadre forti soprattutto
per tecniche di gioco, schieramento e geometrie talmente collaudate da renderle
poco duttili, giganti dai piedi d’argilla. Dall'altra parte Italia e Portogallo che hanno
saputo nel corso delle partite mostrare di cambiare strategia a secondo
dell’avversario: non adattarsi all’avversario, beninteso, non dovevamo “fermare
Zidane”, ma abbiamo dato la dimostrazione di quanto la 'strategia della
partita’ permetta di conquistare il campo e di far prevalere il proprio gioco
di squadra cioè di battere l’avversario sul suo stesso terreno.
Con l’aggiunta, naturalmente di maggior estro e creatività.
Sta a noi a noi meditare su quanto del buono fin qui visto sul campo di calcio possiamo applicare al Paese in difficoltà.